Quando cambia la società senza che le Istituzioni ne seguano il mutamento, avvengono le rivoluzioni. Basterebbe questa frase a spiegare il momento attuale.
Abbiamo ereditato, non certo per nostra volontà, uno Stato elefantiaco ingessato dalla burocrazia che riversa i costi sui cittadini e genera il 94% del debito pubblico nazionale (il 6% è degli Enti locali). Uno stato di cui noi, amministratori attuali, siamo chiamati a ridisegnare l'architettura alla luce delle mutate condizioni della società.
Ci vuole coraggio, lo stesso coraggio che 3 anni fa, in un momento di difficoltà dopo gli anni del bengodi, ci ha spinti a candidarci per cercare di migliorare Calalzo, per mettere mano nel nostro piccolo a quegli Enti che appesantiscono l'apparato pubblico. Ecco, in questo scenario io penso che dobbiamo ripartire mettendo al centro il cittadino, e non le rendite di posizione acquisite nel tempo.
Dobbiamo concentrarci sui nuovi bisogni, per i quali serve costruire intorno all'uomo quella serie di Enti essenziali che ne soddisfano le richieste. Non abbiamo paura di cambiare!!! Se non l’avessimo fatto per quanto riguarda il Comune, mettendo mano al bilancio e facendo anche scelte per certi versi impopolari, oggi saremmo al fallimento, a causa dei tagli da Roma. Lo so, i cambiamenti generano sempre incertezza, ma è meglio essere protagonisti e artefici delle scelte decisive piuttosto che subirle.